Luigia Barone, esperta in tema di discriminazioni e violenza di genere e, per questo, formatrice e supervisora di Centri Antiviolenza e Case Rifugio, fin da ragazza avverte l’esigenza di farsi carico di un tema a lei molto caro: la violenza sulle donne. La relazione con il movimento delle donne di Roma, al fianco di esperte come Anna Baldry, Emanuela Moroli, Carol Tarantelli ed Oria Gargano, le consente di maturare la consapevolezza di come il cambiamento culturale tanto auspicato, debba partire innanzitutto dalla volontà e capacità di nominare la violenza di genere; del resto è noto come “ciò che non si nomina non esiste”. Negli anni la violenza ha iniziato ad essere nominata nelle sue diverse sfaccettature di violenza fisica, sessuale, psicologica ed oggi anche economica ed assistita. Gli anni trascorsi al fianco di donne e bambini all’interno delle Case Rifugio del territorio romano gestite dell’associazione Differenza Donna (oggi Ente gestore del numero 1522) in qualità di responsabile e vice presidente hanno rafforzato il desiderio di affiancare le donne anche nella sua terra. Questa esperienza l’ha portata a sognare e poi fondare l’associazione di volontariato Attivamente Coinvolte che vede proprio a Tropea la sua nascita e la cui conduzione, dopo qualche anno la Barone sceglie di affidarla ad altre donne del territorio calabrese con il desiderio di operare un passaggio di consegne volto ad importare buone prassi e consegnare specifiche professionalità a territori fino a quel momento privi di punti di riferimento. Luigia ricorda con emozione e riconoscenza come quei primi passi siano stati mossi al fianco di colleghe esperte provenienti, con entusiasmo e generosità, da diverse regioni e di donne calabresi tra cui la giornalista Vittoria Saccà nominata socia onoraria. Seguono incarichi e le collaborazioni che la vedono sempre in prima linea sul fronte della tutela di donne e minorenni in ambito istituzionale (Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, Regione Calabria) ed Enti del Terzo Settore. Dichiara la Barone: “Con il trascorrere degli anni ho avuto il privilegio di incontrare donne straordinarie della nostra Calabria dentro e fuori dai Tribunali, tra queste Maria Monteleone, Isolina Mantelli, Francesca Mallamaci, Giovanna Vingelli e di contribuire alla formazione delle operatrici specializzate di importanti Centri Antiviolenza e Case Rifugio oggi apprezzati in ambito nazionale, Mondo Rosa (Catanzaro) e Angela Morabito (Reggio Calabria). Ho assistito ai preziosi obiettivi raggiunti su più fronti, stimolati dal pensiero e dalla pratica dell’accoglienza e della tutela maturati all’interno dei centri antiviolenza; una cultura che condanna le discriminazioni di genere e che ha contaminato la nostra società richiamando ad una responsabilità personale e collettiva sul fronte della prevenzione e del contrasto della violenza. Questo è un vero e proprio fenomeno, che si consuma anche quando non sfocia nel femminicidio, e come tale deve essere affrontato con la metodologia prevista dalle Convenzioni internazionali e dalle normative nazionali, ovvero quella basata sull’ accoglienza e la relazione tra donne e che deve nutrirsi anche della preziosa collaborazione tra attori diversi al fine di condividere linguaggi atti a costruire percorsi virtuosi. Qualsiasi fosse l’incarico ricoperto mi sono sempre battuta perchè la voce delle donne, dei bambini e delle bambine vittime di violenza potesse emergere, restituendo loro giustizia e dignità. Ho sempre creduto nelle azioni di prevenzioni che, se strutturate, possono concretamente contribuire a costruire una società che non consideri “normale” esercitare o subire violenza o voltarsi dall’altra parte di fronte a discriminazioni e violenze, che consegni soprattutto ai più giovani gli strumenti per comprendere la differenza tra un conflitto e la violenza, per accettare i confini tra sé e l’altra, che non si muova su direttici animate da stereotipi di genere, che sia in grado di leggere nelle differenze un valore aggiunto e sia capace di una vera solidarietà. Non posso non ricordare i volti, gli occhi e le parole dei centinaia di studenti incontrati nella mia Tropea anche con l’associazione SOS Korai.
I miei ultimi incarichi? Da diversi anni formo attraverso la rete nazionale CoMeTe i mediatori familiari nell’individuazione dei casi di non mediabilità per violenza per come previsto dalla recente riforma Cartabia e, da qualche mese sono la referente de “La Casa di Nemo”, Spazio Neutro gestito dal Centro Calabrese di Solidarietà e finanziato da Banca Intesa, un luogo speciale che consente ai figli di incontrare, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria i genitori non conviventi, nel pieno rispetto della loro sicurezza, dei loro sentimenti, bisogni e desideri. Confesso, però, che l’incarico che negli ultimi anni mi ha maggiormente colto di sorpresa ed al tempo stesso emozionata si è concretizzato quando Sua Eccellenza Mons. Attilio Nostro, Vescovo della Diocesi Mileto-Nicotera-Tropea mi ha scelta quale consulente speciale per programmare e realizzare interventi concreti sui temi della tutela e dell’accoglienza di donne e minori in condizioni di vulnerabilità.
Il mio è stato, e continua ad essere, un percorso che rivendica la libertà, il riconoscimento della dignità ed autodeterminazione di donne e bambini vittime di violenza che troppo spesso vengono etichettati come persone “deboli” per le quali la violenza è un destino mentre dovrebbero essere riconosciuti quali persone rese vulnerabili dalle violenze e che, se adeguatamente accolte e sostenute, possono intraprendere percorsi di rinascita. Pensando alla provincia di Vibo Valentia, mio territorio di origine, nel quale non ho mai smesso di operare come volontaria per Amministrazioni ed associazioni, rivolgo un plauso a tutti gli attori che si sono spesi mettendo in campo interventi ed iniziative a tutela delle donne e dei più piccoli ed auspico, per come sollecitato dagli organismi nazionali e regionali, una forte implementazione della Rete antiviolenza (CAV, CR e CUAV) che risponda appieno ad una logica di vera prossimità.
