Interessante iniziativa al Convitto Filangieri; gli alunni della scuola secondaria del Convitto Filangieri – IIl Circolo De Amicis hanno incontrato il giornalista Pietro Comito, cronista calabrese di cronaca nera e giudiziaria. L’attività è da inserirsi all’interno del progetto di istituto “Il peso delle parole: per un mondo più giusto, sostenibile e digitale”, che è la tematica che caratterizza l’arricchimento dell’offerta formativa per l’anno scolastico in corso. Un percorso educativo che vuole essere uno sprone per gli studenti a riflettere sull’importanza del linguaggio e sulla responsabilità nell’uso delle parole.
In questo contesto, la presenza di un apprezzato giornalista come Comito, ha rappresentato un’occasione significativa per comprendere come le parole possano raccontare la realtà, denunciare le ingiustizie e contribuire alla costruzione di una società più consapevole.
Assente per motivi istituzionale il rettore Alberto capria, l’incontro è stato introdotto e ottimamente coordinato dal professor Francesco Martillotto, che ha richiamato l’attenzione degli studenti sull’importanza del linguaggio a partire dal libro “Guida all’uso delle parole” del linguista Tullio De Mauro.
Il docente ha ricordato anche la figura della giornalista russa Anna Politkovskaja, esempio di come le parole possano diventare uno strumento di coraggiosa resistenza e di denuncia contro il potere. Il giornalista, ha affermato Martillotto, non è soltanto colui che racconta i fatti, ma chi sceglie con attenzione le parole per dare voce alla realtà, difendere la libertà di informazione e contribuire a costruire una società più giusta.
Nel suo intervento, Pietro Comito ha inizialmente raccontato agli studenti la propria esperienza di studente di scuola primaria nello stesso Convitto che oggi lo ha ospitato, non senza emozione; spiegando come talvolta le parole possono curare solitudine e tristezza.
Ha invitato i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte se qualcuno è in difficoltà, incoraggiandoli a intervenire, a non restare indifferenti.
Ha raccontato agli studenti come è diventato giornalista, e di come all’inizio della sua attività avrebbe voluto fare il cronista sportivo; poi la sua carriera lo ha portato a occuparsi di cronaca nera e giudiziaria.
Ha richiamato la sua ultima fatica letteraria – Inferi: la storia vera di un sopravvissuto alla ‘ndrangheta, scritto insieme all’imprenditore Antonino De Masi, che con le sue denunce ha condotto all’arresto e alla condanna definitiva di alcuni tra i più potenti e feroci boss della ’ndrangheta ma che gli è costata l’etichetta di “infame” e una vita di rinunce e sacrifici per sé e la propria famiglia.
Spesso proprio i giornalisti sono bersaglio di attacchi e diffamazioni; ma non bisogna mai lasciarsi abbattere e, nonostante tutto, continuare a fare il proprio lavoro con serietà, coltivando sempre la speranza.
L’interlocuzione con gli attenti studenti ha anche messo in luce, dopo una specifica domanda di una studentessa, che i social non possono essere considerati fonti affidabili di informazione; bisogna infatti consultare fonti autorevoli, quali le agenzie di stampa e i principali quotidiani nazionali.
Alla domanda se abbia mai avuto paura occupandosi di ’ndrangheta, Pietro Comito ha ammesso che la paura esiste e a volte bisogna imparare anche a nasconderla. Tuttavia, ha ribadito, il lavoro del giornalista richiede coraggio, responsabilità e soprattutto la convinzione che le parole possano ancora fare la differenza.
Molte le implicazioni positive e le ricadute didattiche dell’incontro, spunti di riflessione, curiosità, domande, risposte, coinvolgimento attivo degli studenti.
Un’altra bella pagina che si aggiunge al corposo “Book of the year” del Convitto Filangieri 3° Circolo De Amicis.
